Benvenuti nel Catalogo del Sistema Museale dell'Università di Parma

Storytelling

Raccolta Denti e Pesci Fossili del Parmense Piacentino

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Raccolta Denti Fossili di varie Località della Toscana

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Raccolta Piante Fossili

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Raccolta Didattica

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Raccolta Maiatico (Marasti e Raffi 1976)

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Raccolta Pelosio e Raffi (Torrente Stirone)

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Raccolta MPP

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Raccolta Cervi di Valdarno - Toscana

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Raccolta Ossa di Vertebrati di San Josè

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Raccolta Cheloniani del Parmense

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Raccolta Modello in gesso di Testuggini

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Raccolta Pesci Bolca

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Raccolta Serventi

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Raccolta Bagatti

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Raccolta Cocconi

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Raccolta di cere anatomiche moderne

A partire dagli anni '50 del '900 sino ad oggi sono state realizzate numerose riproduzioni tridimensionali in cera dei vasi linfatici di vertebrati, quale risultato di ricerche pionieristiche svolte a Parma dalla Scuola Anatomica di Gaetano Ottaviani e Giacomo Azzali. In particolare, gli studi ultrastutturali di Giacomo Azzali hanno fornito la base per lo sviluppo di una originale modalità di ricostruzione ceroplastica. Secondo questa tecnica, partendo da immagini ottenute al microscopio elettronico a trasmissione di sezioni seriate ultrafini, è possibile allestire un profilo grafico della sezione vasale. Questo è successivamente colorato secondo la disposizione degli elementi endoteliali e trattato come substrato per un procedimento simil-litografico, che utilizza come replicante solido dell'immagine paraffina liquida. Dopo la solidificazione del foglio cerato i vari profili vasali vengono isolati dal resto della cera mediante un bisturi e apposti serialmente uno sopra l'altro, sino a riformare la parete tridimensionale del vaso linfatico studiato.

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Raccolta di ceroplastica

Nella sezione ceroplastica spiccano due capolavori attributi alla Scuola fiorentina di Clemente Susini, forse opera di un ceroplasta in gran parte ancora sconosciuto, Andrea Corsi, professore anatomico di ceroplastica a Parma tra il 1776 e il 1820. Si tratta di statue in cera a grandezza naturale, con disposizione orizzontale, conservate entro bacheche in vetro e legno. 
Un corpo evidenzia parte del sistema arterioso superficiale e profondo in relazione alla masse muscolari, presentando forti analogie con opere di Susini. 
L’altro mostra la distribuzione del sistema vascolare linfatico e venoso sottocutaneo, il cui fine dettaglio suggerisce l'apporto, in corso di modellazione, di una consulenza anatomica specifica come quella che Paolo Mascagni, grande studioso del sistema linfatico umano, fornì a Susini per molte delle sue opere. 

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Raccolta di crani

L'identificazione della reale struttura e consistenza di questa straordinaria raccolta è molto recente e in continuo ampliamento. 
Sino a pochissimo tempo addietro si riteneva che la Collezione Tenchini consistesse soltanto in una raccolta di oltre 400 teschi umani, di carattere antropologico criminologico - ebefrenici, psicotici, malviventi, individui socialmente pericolosi - raccolti da Lorenzo Tenchini che iniziò a studiare la morfologia della mente dei criminali nel solco delle concezioni frenologiche di Franz Joseph Gall (1758-1828) e Johann Caspar Spurzheim (1776-1832). 
Tuttavia, recenti ricerche hanno rivelato che a questi crani corrisponde una raccolta di encefali mummificati (attualmente non ancora visibili al pubblico) e almeno una parte di preparati macroscopici disidratati, così detti "a secco".

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Raccolta preparati a secco

Consiste di preparati macroscopici disidratati (così detti “a secco”) di intere regioni del corpo umano, risalenti alla fine del XIX secolo, comprendenti ossa, muscoli, legamenti, fasce, nervi  e vasi, questi ultimi iniettati con masse di diverso colore, soprattutto gesso, per differenziare le vene dalle arterie. Alcuni di questi preparati sono stati riprodotti virtualmente con modellazione informatica 3D e sono navigabili per via immersiva direttamente dal visitatore tramite web su specifici link, indicati sul sito del museo.

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Raccolta Tenchini

La raccolta Tenchini è costituita da 37 maschere in cera riproducenti il volto di criminali, preparate alla fine dell’800 dall’anatomico Lorenzo Tenchini che fu seguace delle teorie fisiognomiche e criminologiche di Cesare Lombroso. 
La collezione è verosimilmente unica poiché a ciascuna maschera corrisponde un cranio, un encefalo e una parte di preparazione anatomica a secco, oltre ad una scheda manoscritta inerente la storia personale e giudiziaria del soggetto studiato. 
Alcune maschere di Tenchini sono oggi conservate anche presso il Museo Lombroso di Torino. 

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Sezione Arte

Il nucleo della Sezione Arte nasce in seguito alla realizzazione di una serie di mostre dedicate all’arte contemporanea, un campo indagato attraverso le più recenti metodologie critiche. Il procedere ininterrotto delle acquisizioni ha portato tale sezione ad avere un importante numero di opere (quasi integralmente donate dagli autori stessi e da alcuni dei maggiori galleristi italiani) che documentano il panorama della cultura artistica italiana del secondo dopoguerra: il realismo con Renato Guttuso, l’astrazione con Carla Accardi, Emilio Scanavino, Mario Radice, Nicola Carrino, l’informale di Giuseppe Santomaso e Arnaldo Pomodoro, l’arte povera con Mario Ceroli, fino al concettuale di Alighiero Boetti e i rappresentanti della Transavanguardia come Paladino. Straordinaria la presenza di opere di Mario Sironi e di Lucio Fontana. 

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Sezione Media

Nella Sezione Media si conservano bozzetti di manifesti pubblicitari e politici, manifesti cinematografici di autori come Ballester, Acerbo, Cesselon, Ciriello, Manno, disegni di satira e fumetto e disegni per illustrazione di autori come Pericoli e Chiappori, quelli del gruppo de "Il Male" (Angese, Giuliano, Perini, Vincino), quelli del gruppo di "La Repubblica" (Bevilacqua, Bucchi, Alain Denis, Eletti, Jezek, Micheli), e poi ancora Galantara e Bisi, oltre agli archivi di Brunetta Mateldi. Da ricordare gli importantissimi archivi di Carboni, Iliprandi, Provinciali, Sepo, Tovaglia e Vitale. Parte di questa sezione è l’Archivio della Moda, costituita da un rilevante numero di pezzi tra cui figurini, disegni, schizzi, abiti e riviste. Di grande valore sono gli interi fondi dei protagonisti dell’Alta Moda, tra cui: Sorelle Fontana, Emilio Schuberth, Maria Antonelli, Renato Balestra, Clara Centinaro, Antonio Pascali, e del Prêt-à-porter, tra cui: Walter Albini, Irene Galitzine, Albertina, Giorgio Armani, Gianfranco Ferré, Krizia, Franco Moschino, Carlo Palazzi, Cinzia Ruggeri, Gianni Versace. Ad essi si aggiungono Rocco Barocco, Nino Caprioglio, Guido Cozzolino, Valentino e Brunetta Mateldi. 

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Sezione Progetto

La raccolta della Sezione Progetto contiene materiali che documentano le diverse fasi dell’iter progettuale, di architettura e di design, dagli schizzi ai lucidi esecutivi, alle maquettes e agli oggetti. Tra le donazioni più importanti di questa raccolta, che documenta la cultura progettuale italiana del ‘900, vi sono gli archivi di Gio Ponti, Ignazio Gardella, Giuseppe Samonà, Giuseppe De Finetti, Luigi Figini e Gino Pollini, Pier Luigi Nervi, Achille Castiglioni, Mario Bellini. 

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Sezione Fotografia 

Il primo importante nucleo della Sezione Fotografia venne acquistato dalla Library of Congress di Washington e comprende stampe di immagini di Walker Evans, Dorothea Lange, Ben Shahn, Arthur Rothstein, Jack Delano. Ad esse si aggiungono un consistente numero di apparecchi fotografici antichi e interi archivi di importanti autori italiani: Bruno Stefani, gli Orlandini di Modena, il bolognese Studio Villani e l’archivio della Ditta Vasari di Roma. Questi archivi fotografici, a vocazione industriale e commerciale, contengono immagini databili tra il 1920 e il 1975 di diverse committenze: grandi opere pubbliche, urbanistica, studi di architettura e opere d’arte spesso di collezioni private. Oltre ad essi, si aggiungono gli archivi fotogiornalistici come Publifoto e importanti nuclei che documentano la storia della fotografia nelle Avanguardie, tra cui negativi originali di Man Ray e di Florence Henri. Cresce la sezione con opere di rinomati fotografi italiani che donano una consistente documentazione del loro lavoro; alcuni di essi, tra cui Nino Migliori, Luigi Veronesi e Luigi Ghirri, su invito di Arturo Carlo Quintavalle, collaborarono con l’Università.

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Sezione Spettacolo

Contiene 100 film originali, 4.000 video-tape e numerosi apparecchi cinematografici antichi. Più specificamente la "Sezione Spettacolo" raccoglie: 778 pellicole cinematografiche formato 35mm 78 pellicole cinematografiche formato 16mm 25 trailers in formato 35mm 5 pellicole cinematografiche formato Pathé Baby (per un totale di 175 titoli di film).

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Raccolta di strumenti scientifici di Macedonio Melloni

La raccolta è composta da vari strumenti e apparecchi originali, molti dei quali ideati e utilizzati da Macedonio Melloni per progettare e condurre i suoi esperimenti pionieristici per lo studio delle leggi della diffusione del calore e della radiazione infrarossa; tra questi un banco ottico originale che il fisico parmigiano aveva ideato e costruito ("banco di Melloni") che da allora è stato universalmente adottato per fare misure ed esperimenti analoghi.
 Vi sono inoltre una serie di strumenti e componenti accessori del banco stesso, composti da lenti di vario tipo, cubi e solidi di varie forme e colori, galvanometri originali del tempo e termomoltiplicatori. 
Di particolare interesse anche una serie di piccoli quadri con rare e particolarissime immagini colorate ottenute per termocrosi, la proprietà cioè di varie sostanze di assorbire le radiazioni caloriche in modo selettivo, dipendente dalla frequenza della radiazione, e di colorarsi in modo vario conseguentemente.
 Tra le curiosità un barometro originale fatto costruire da Melloni, unico esemplare conosciuto.

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Preparati osteologici

Comprendono ossa e scheletri naturali o artificiali. L'assemblaggio degli scheletri ha richiesto esperienza e precisione da parte del preparatore, il quale ha conferito agli scheletri posture, statiche o dinamiche, suggerite dalla propria sensibilità.

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Preparati miologici

Comprendono preparati di parti dell'animale con base scheletrica, muscoli, vasi e nervi. Questi preparati, una volta fissati con tecniche variabili, mantengono nel tempo una determinata posizione e consistenza.

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Preparati di organi e calchi di organi

Gli organi in toto sono stati ottenuti mediante essicazione degli stessi, dopo asportazione dai cadaveri. I calchi di organi sono stati ottenuti iniettando nei sistemi canalicolari degli stessi resine viniliche, che consentono di evidenziare, in particolare, la rete vascolare, arteriosa e venosa,  permettendo la creazione di veri e propri "gioielli colorati". Il Museo Anatomico Veterinario possiede una collezione pressoché unica di questi calchi, realizzati negli anni '70-'90 del secolo scorso.

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Modelli anatomici plastici

Modelli anatomici plastici

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Raccolta Albertoni

Collezione di Biomedicina Lorenzo Tenchini - Raccolta Albertoni

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Erbario Gardoni

Presso l’Orto Botanico sono conservati i preziosi erbari ed alcuni strumenti di lavoro di Giorgio Jan e Giovanni Passerini ( entrambi direttori dell’Orto Botanico); inoltre troviamo un antico erbario di piante medicinali del medico botanico G.B. Casapini (1722), l’erbario della contessa Albertina Sanvitale con indicazioni autografe della stessa (1828 – 1830), l’erbario di Luigi Gardoni (1836 – 1878), rappresentato da 269 pacchi che racchiudono una svariatissima miscellanea di specie indigene ed esotiche.  Nell’ambito delle collezioni in vivo sono particolarmente significative quelle relative alle piante officinali, alle piante insettivore ed alle piante succulente. Tutte queste collezioni sono state considerevolmente arricchite negli ultimi anni. Inoltre, presso l’Orto botanico continua ad essere propagata la ben nota Violetta di Parma, simbolo della città.

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Verso il Personal Computer Moderno

Olivetti Programma 101 La Olivetti Programma 101 è considerata il primo personal computer e fu presentata a New York nel 1965. Riscosse un notevole interesse ed ebbe un buon successo di vendita grazie al costo relativamente basso e al fatto che poteva essere programmata senza l’intervento di tecnici. In pochi anni ne furono venduti 44˙000 esemplari in tutto il mondo, la maggior parte negli Stati Uniti. HP 9100A La HP 9100A seguì fedelmente la strada aperta dalla Olivetti Programma 101 ed ebbe una larga diffusione negli Stati Uniti dal 1968. Venne commercializzata come calcolatrice da scrivania per venire incontro alle esigenze del mercato, come ammesso dallo stesso Bill Hewlett*. Mouse di Engelbart (riproduzione) Nel 1967 Douglas Engelbart ottenne il brevetto per il suo indicatore di posizione X-Y per display, oggetto oggi noto come mouse. Il lancio pubblico del mouse avvenne alla Joint Computer Conference del 1968 a San Francisco in cui Engelbart presentò il suo sistema di telelavoro basato su ipertesti, finestre e mouse.

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I Mini-Computer Prima del Personal Computer

PDP-11/34 Il PDP-11 (Programmed Data Processor, model 11) è una serie di computer con architettura a 16bit realizzata dalla DEC a partire dagli inizi degli anni ‘70. Il progetto originale del PDP-11 era molto flessibile e fu continuamente aggiornato per introdurre le innovazioni tecnologiche più avanzate sfociando in una serie di più di 20 modelli. Caratteristica del PDP-11 era il tentativo di abbattere i costi di produzione mediante l’utilizzo di componenti non critici dal punto di vista dell’assemblaggio. Nonostante questo, però, il costo di un PDP-11 rimaneva molto elevato. Verso l’inizio degli anni ’80 le limitazioni del bus a soli 16bit iniziarono a essere percepiti come un problema, soprattutto per la concorrenza dei primi personal computer. Il successore del PDP-11, il VAX (Virtual Address eXtension), era una macchina a 32bit e superava molte limitazioni del PDP-11 offrendo anche un livello di compatibilità software che permetteva di utilizzare i programmi già disponibili per PDP-11. L’ultimo modello di PDP-11 è il PDP-11/94 e risale al 1990. La DEC continuò a produrre il PDP-11 fino alla chiusura definitiva dell’azienda nel 1998.

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Apple e il Computer di Massa

Apple I (riproduzione) Concepito da Steve Wozniak e Steve Jobs, Apple I fu presentato nel 1976 all’Homebrew Computer Club di Palo Alto e fu commercializzato dal luglio 1976 all’agosto 1977 per una produzione complessiva di circa 200 esemplari. Apple I veniva venduto come una singola scheda già assemblata e non, com’era abitudine all’epoca, in scatola di montaggio. Per ottenere un computer funzionante era quindi necessario aggiungere almeno un alimentatore, una tastiera e un video. Spesso veniva anche aggiunta un’interfaccia per l’utilizzo di audiocassette come memoria di massa. Apple IIe Apple II è uno dei primi personal computer di successo prodotti su scala industriale. È stato presentato il 16 aprile 1977 alla West Coast Computer Fair a San Francisco ed è stato messo in commercio il 6 giugno 1977. Il modello più longevo della serie Apple II è il IIe, prodotto fra il 1983 e il 1993.

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Il Personal Computer secondo IBM

IBM 5150 Realizzato da IBM in aperta reazione all’Apple II, il modello 5150, noto più comunemente come PC IBM, è stato un enorme successo commerciale e si stimano in più di 200˙000 le vendite nel solo primo anno. L’economicità della soluzione e il breve tempo richiesto per la produzione furono dovute alla scelta della cosiddetta architettura aperta, che consentì a IBM di realizzare il proprio personal computer assemblando componenti disponibili sul mercato. Questo, però, portò in breve tempo altre aziende a realizzare computer sostanzialmente identici al 5150, detti compatibili IBM, o cloni, a prezzi ridotti. IBM 5155 Il modello 5155 viene realizzato da IBM in reazione al successo riscosso dal Compaq Portable, tra i primi computer IBM compatibile e molto noto perché delle dimensioni di una valigia.

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Il Personal Computer oltre IBM

Olivetti M10 Realizzato da Olivetti, dotato di un interprete per il linguaggio BASIC di MicroSoft, e con alimentazione a batteria, M10 può essere considerato il primo personal computer portatile in senso moderno. M10 ebbe un notevole successo e nel 1984 le vendite furono oltre le 24˙000 unità. Macintosh Performa 200 (Classic II) Prodotto da Apple Computers nel 1991, Macintosh Classic II offre funzionalità e prestazioni moderne agli estimatori del primo Macintosh (il modello 128k), prodotto nel 1984. Macintosh Classic II mantiene praticamente inalterato l’aspetto estetico del primo Macintosh. Olivetti M300

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Verso la Fine del Personal Computer

Olivetti M380-40 Compaq iPAQ H3130 Realizzato da Compaq come evoluzione delle agende elettroniche, iPAQ può essere considerato l’antesignano dei moderni smartphone. Non permetteva una connettività dati, ma mediante apposite espansioni poteva essere collegato alla rete GSM o a una rete WiFi. Benché fosse venduto con il sistema operativo Microsoft Windows Mobile 2000, fu il primo su cui era possibile installare Linux. Era anche disponibile una variante ufficiale di Java detta PersonalJava. iMac G3

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Oltre i Personal Computer: Gli Home Computer

ZX Spectrum Lo ZX Spectrum fu uno degli home computer di maggior successo. Le caratteristiche che attiravano di più erano il prezzo contenuto e la forma compatta, risultati ottenuti concentrando molta dell’elettronica in un solo chip custom. Venne diffuso principalmente in Europa e ne vennero vendute milioni di unità. Commodore 64 Il Commodore 64 fu il computer più venduto al mondo e nel solo 1986 ne furono venduti più di 10 milioni di esemplari. Fu commercializzato fino al 1993 ma è ancora molto diffuso tra gli appassionati. La semplicità d’uso e la facilità di programmazione erano superiori sia ai suoi predecessori (PET e VIC-20) sia agli altri home computer concorrenti. Commodore Amiga 500 è stata molto popolare grazie al costo contenuto e alle capacità multimediali straordinarie per l’epoca. Per almeno quattro anni, fino al 1991, è stata l’home computer di riferimento

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1. Le origini e la wunderkammer

Il percorso museale inizia con l’origine dei musei che ricade nelle antiche wunderkammer. Una nuova stanza delle meraviglie è stata realizzata nel classico stile rinascimentale, con innumerevoli oggetti ad adornare pareti e soffitto della stanza rossa con tetto a botte. Tutti gli oggetti contenuti nella wunderkammer provengono dalle differenti collezioni storiche di proprietà dell’Università di Parma: da conchiglie giganti a uccelli variopinti per passare a strane creature deformi o appartenenti a nicchie ecologiche estreme. Strumenti scientifici accanto a feticci sciamanici e rituali costituiscono gli artificialia capaci di far da contraltare alla meravigliosa quanto misteriosa “macchina” biologica umana, ben rappresentata da due ceroplastiche anatomiche in dimensioni reali poste trasversalmente al percorso espositivo. Minerali, coralli, spugne, scheletri, crani, leopardi e formichieri garantiscono meraviglia e suscitano emozioni. Alla fine della wunderkammer risalta una vetrina contenente la collezione storica più antica del Museo. Si tratta di undici ampolle peduncolate in vetro contenenti animali impagliati e preparati scenograficamente. Si tratta delle famose bottiglie di Jean Baptiste Fourcault, realizzate tra il 1760 e il 1770, secondo un metodo di preparazione rimasto sconosciuto per quasi tre secoli.

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2. La sezione delle maschere di Lorenzo Tenchini

Le Maschere di Lorenzo Tenchini rappresentano un unicum della ricerca scientifica e anatomica ottocentesca. Realizzate alla fine del XIX secolo dal bresciano Lorenzo Tenchini, professore di Anatomia a Parma e allievo di Cesare Lombroso, le maschere in cera riproducenti il volto di criminali combinano l’indagine scientifica con una tecnica straordinariamente innovativa per l’epoca. Le maschere furono concepite per “catalogare” l’espressione e la struttura del viso dei soggetti di cui Tenchini studiava il cervello, con l’obiettivo di identificare possibili anomalie morfologiche cerebrali associate a comportamenti devianti, distonici e socialmente pericolosi. Questo approccio si colloca nel contesto dell’antropologia criminale dell’epoca, una disciplina che cercava di stabilire relazioni tra le caratteristiche fisiche e i tratti comportamentali e funzionali, con particolare attenzione al comportamento criminale. La collezione comprende 78 maschere, di cui 48 conservate a Parma e 30 esposte al Museo Lombroso di Torino. Un elemento distintivo è l’associazione di ogni maschera con cranio, encefalo e un preparato anatomico a “secco” corrispondenti. Ciascuna maschera, inoltre, è corredata da una scheda manoscritta che riporta dettagli sulla storia personale e giudiziaria del soggetto.

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3. Il salotto di Maria Luigia

La sezione di Maria Luigia (1791 – 1847) è dedicata all’immenso operato che la Duchessa esercitò per rendere grande il nuovo Museo di Storia Naturale. In questa sezione sono visibili oltre ad un suo ritratto originale ad olio, alcuni reperti emblematici che costituirono eventi e fasi realizzative del Museo. Sono esposti infatti una collezione di fossili di “ittioliti” del Monte Bolca (VR) che la Duchessa donò all’Università, la famosa meteorite di San Donnino, che cadde a Fidenza (PR) nel 1808 e che entrò nel patrimonio museale grazie all’acquisizione della collezione del Prof. Guidotti da parte della Duchessa, un dente di narvalo, prestato dalla stessa all’Ateneo con atto notarile, una capra egiziana con relativa documentazione d’acquisizione proveniente da un giardino zoologico milanese assieme anche ad un canguro sempre di provenienza dal medesimo giardino di Milano. Quella di Maria Luigia è una sezione realizzata come un piccolo salotto d’epoca, con oggetti, documenti e opere d’arte a caratterizzarla.

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4. La sezione Luigina

L’operato di Maria Luigia è ben rappresentato proseguendo il cammino del visitatore. Attraversando la soglia in uscita dalla stanza blu di Maria Luigia ci si addentra infatti nell’antica galleria del Museo di Storia Naturale. Una vasta e fitta esposizione di reperti, testimonia le innumerevoli acquisizioni di reperti e di collezioni realizzata dalla Duchessa. In questa fase storica (1816-1847) la sistematica caratterizza l’esposizione ma l’intento espositivo è ancora fortemente legato all’estetica. Come una sorta di transizione dalla wunderkammer al museo, i reperti zoologici sono disposti secondo uno schema di Scala naturae, con gli invertebrati all’inizio per poi passare ai pesci, agli anfibi, ai rettili, ai mammiferi e da ultimo ai mammiferi primati. Qui la sistematica linneiana si fa spazio nell’abbondante ostensione scenografica. La scienza si propone di descrivere e informare ma la cura espositiva vuol mantenere il compito di meravigliare. L’assetto espositivo della Sezione luigina si mantiene, lungo il percorso, fino al punto che coincide con l’anno 1859.

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5. La sala degli scheletri

Questa sezione, originariamente realizzata da Angelo Andres, si è arricchita nel tempo di scheletri e singole parti ossee, fino a trasformarsi in una vera e propria sala di anatomia comparata. Gli esemplari sono disposti secondo uno schema a simmetria bilaterale, che richiama l’impostazione delle tavole comparative di Haeckel: accanto ai grandi mammiferi si trovano uccelli, rettili, anfibi e pesci. Raccolti per classi e, all’interno di esse, suddivisi per specie, gli scheletri sono collocati in modo da mettere in risalto le omologie e, al contempo, evidenziare le differenze morfologiche. Nella stessa sezione è esposta anche un’ampia collezione di preparati anatomici umani e di modelli in cera che illustrano lo sviluppo ontogenetico degli organi. Nel complesso, la sala di anatomia comparata unisce l’impostazione espositiva tradizionale alla concezione evoluzionistica moderna, creando un ambiente capace di integrare la sistematica zoologica con le derivazioni filogenetiche evidenziate dalle omologie.

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6. La rivoluzione darwiniana

Il 1859 fu l’anno della pubblicazione dell’Origine della Specie di Darwin e rappresentò lo snodo nel tempo che diede un impulso riformatore rivoluzionando non solo la Storia naturale ma anche la sua esposizione museale. Darwin, Wallace e Haeckel descrivono come si giunse alla Teoria per selezione naturale e come essa venne divulgata e comprovata. Il viaggio del brigantino Beagle, alcuni reperti raccolti e descritti da Darwin ma anche da Wallace, raccontano i cardini di questo processo, accompagnati dalle splendide tavole zoologiche dell’opera di Haeckel.

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7. Lo studio di Pellegrino Strobel

Il 1859 fu anche l’anno in cui il Prof. Pellegrino Strobel divenne docente dell’Università e Direttore del Museo di Storia Naturale di Parma. Una ricostruzione dello studiolo di Pellegrino Strobel, caratterizzata da suppellettili provenienti dal suo viaggio in Argentina e dai passi che compì nel ripercorrere parte degli itinerari darwiniani in sudamerica, descrivono il personaggio e l’opera rivoluzionaria realizzata nel Museo per riqualificare concettualmente l’esposizione in relazione al postulato della Teoria. Fa bella mostra nella sezione la vastissima collezione di gasteropodi continentali realizzata da Strobel e considerata, ancora oggi, una delle più complete mai realizzate.

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8. Le sezioni etnografiche Piola e Ferrante

A metà della Galleria due splendidi esemplari di Okapia (divenuti poi simbolo del Museo) indirizzano il visitatore verso una piccola ma ricca sezione etnografica composta dalle collezioni Piola e Ferrante. Si tratta di collezioni provenienti dal Congo, di suppellettili e oggetti d’uso comune tra le popolazioni congolesi, nonché di oggetti musicali e rituali. Da annoverare una preziosa maschera Pngdudu (maschera dell’invincibilità) utilizzata nei rituali di iniziazione e un costume con relativi strumenti ed oggetti degli “Uomini leopardo”, corporazione di resistenza che si opponeva al regime belga effettuando assassini mirati spacciandoli per aggressioni da parte del felino.

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9. Vittorio Bottego

Sotto la guida del Direttore Strobel, il Museo di Storia Naturale si arricchì di una vasta e corposa collezione zoologica ed etnografica: il “Museo Eritreo Bottego”, oggi sezione integrata del MUST. Nella Sala dedicata all’esploratore parmigiano, l’opera di decolonizzazione “dolce” è stata compiuta con la realizzazione di un documentario proiettato in continuità sull’enorme parete della sala, finalizzato al racconto della realtà storica senza l’intervento della propaganda del regime italiano che fece del militare parmigiano un eroico esploratore del continente africano.

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10. La sezione Alberto Del Prato

Seguendo il percorso d’uscita dalla sezione, si ritorna nella galleria principale per intraprendere un percorso caratterizzato dalla collezione di vertebrati del parmense realizzata da Alberto Del Prato. Questa vastissima collezione, realizzata sempre sotto la direzione Strobel, rappresenta un flashback sulla biodiversità della provincia di Parma nella seconda metà del ‘800. Animali curiosi perché ormai estinti, si interpongono a specie ancora presenti nel territorio. L’assetto espositivo è quello prevalentemente geografico, caratterizzato da una suddivisione dell’esposizione delle specie in tre ambienti: pianura, collina e montagna.

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11. La sezione Angelo Andres

Il percorso espositivo si concluderebbe con lo studiolo ricostruito del Prof. Angelo Andres, l’artefice dell’ultima rivoluzione museale prima dell’avvento del MUST. Grande studioso di biologia e di fauna marina, allievo anche di Thomas Henry Huxley, Angelo Andres si contraddistinse per i suoi studi sugli cnidari e la grande propensione museologica. È ancora oggi impressionante vedere, tra gli innumerevoli reperti esposti e immagazzinati, le note e gli appunti meticolosi del Professore al di sotto dei piedistalli degli esemplari oltre che negli innumerevoli biglietti incastrati nei reperti contenenti informazioni di classificazione, provenienza, acquisizione, ritrovamento. Fu un innovatore ma anche un naturalista meticoloso e preciso.

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12. Wunderkammer futurista

Il percorso del Museo “antico” si interrompe bruscamente prima dell’uscita. Un grande monolite cubico, ispirato alla visione di Stanley Kubrik, si staglia di fronte ai visitatori invitandoli ad avvicinarsi con curiosità. Dalla prospettiva improbabile di un corpo cubico che sembra caduto dall’alto per incastrarsi malamente nell’antica galleria, una moltitudine di colori impongono al visitatore di entrare per rimanere estasiato da un abbraccio colorato costituito dall’enorme biodiversità di farfalle e coleotteri provenienti da tutto il mondo. In una sorta di wunderkammer ipermoderna e futurista, l’ultima collezione acquisita negli anni ’90 dal Museo di Parma e realizzata da Don Boarini, che fu parroco di Vigheffio (PR), si manifesta per la prima volta in tutta la sua interezza. Quasi trecento cassette entomologiche piene di lepidotteri e coleotteri locali ed esotici, rivestono con uno spettacolo entusiasmante e con dettagli da capogiro, per intero, le quattro pareti della stanza. Non c’è classificazione, non ci sono informazioni. Questa stanza ha lo scopo di riproporre la meraviglia della prima wunderkammer con un’esperienza immersiva onirica.

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Numeri del Catalogo

[39.911] Opere d'arte [3.628] Zoologia [1.343] Botanica
[973] Paleontologia [1.064] Autori
[542] Fondi [276] Beni Demoetnoantropologici
[209] Patrimonio scientifico e tecnologico [40] Mineralogia